Ciao, donPi!

13 aprile 2012

L’incontro con don Piero mi ha cambiato la vita.

Il primo ricordo che ho di lui è di quasi 15 anni fa: pochi giorni dopo il 26 settembre 1997, non avevo neanche vent’anni, abbiamo condiviso un lungo viaggio in macchina, organizzato in fretta per correre sul luogo dove la terra aveva appena tremato, nelle Marche. Alla Caritas di Genova era stato “affidato” un paesino dell’entroterra, vicino a Fabriano: il Cupo. Bisognava capire come organizzare gli aiuti, come gestire l’emergenza… ma quel giorno, e tante altre volte a seguire, sentii don Piero dire che “la cosa più importante, è stare con la gente”. Lui non era lì per organizzare. Lui era lì per condividere.

Da quel giorno abbiamo conosciuto insieme strade e orrori di Guatemala e Salvador, terre martoriate dalla guerra nei Balcani, paesi teatri di terremoti presenti e passati nelle Marche, in Molise e in Friuli, campi di concentramento austriaci e tedeschi… rincorrendo esperienze, tornando in mezzo alla gente, condividendo con loro storie e dolori.

Ricordo la determinazione con cui insisteva nel non voler fare assistenzialismo, ma essere accanto alle persone, provando a restituire loro un po’ di dignità: nei camion carichi di saponi e bagnoschiuma, ecco comparire allora una colomba pasquale o un sacchetto di mandarini invernali per ogni famiglia del campo profughi, perché non si sentissero umiliati, ma omaggiati da qualcuno che semplicemente era lì per fare un pezzo di strada insieme a loro.

La messa celebrata sull’altare dove è stato ucciso monsignor Romero, o su quello improvvisato di un container al posto della chiesa crollata, il volto pensieroso immerso nella preghiera, le sopracciglia in movimento che preannunciano una proposta “inconsueta” nel suo stile, una predica con il mano il quotidiano del giorno, un abbraccio di commiato al ritorno dall’ennesimo viaggio, la sua presenza stanca ma ferma e sorridente nel celebrare il mio matrimonio.. e poi le sue parole, toccanti e sagge, sempre testimoni di profonda umanità e coraggio.. queste immagini e sensazioni mi accompagneranno sempre e, come già hanno fatto in passato, mi cambieranno ancora.

Grazie, donPi!

Daniela (la ragazza di Salisburgo)

Con i sacerdoti


Trent’anni

11 novembre 2008

la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo

L’ho letto qui un pò di tempo fa, mi è piaciuto, e ora ho deciso di pubblicarlo. Lo dedico alla mia amica Sara che oggi compie trent’anni. Ma lo dedico anche a me, e a tutti i ’78ini neo-o-quasi-trentenni. Perchè forse comincio a sentirmici davvero, così.
E tutto sommato, non mi dispiace..

Perché io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!

Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.

Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più.

Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti.

E meditare sulla nostra fortuna.

Oriana Fallaci, “Se il sole muore”


Incontro

11 giugno 2008

..è giovane, neanche quarant’anni. È magra, una cascata di capelli castani intorno agli occhi chiari. Occhi che sanno sorridere. 

Ma non sorride. Non le chiedo come mai. E’ arrabbiata, con la vita. Fino a poche settimane fa, era tutto QUASI normale..non c’era bisogno di chiedere aiuto a nessuno, per mangiare, lavarsi, pettinarsi..

E poi all’improvviso, accorgersi di non farcela più. E non farcela, soprattutto, ad accettare di non farcela.

Stringere i denti, quando il corpo si ribella. Le gambe che non rispondono più, le braccia che fanno sempre più fatica, le mani che non riescono più a stringere con forza.

Quella forza che invece dentro c’è, e vorrebbe uscire, fare, disfare, costruire e distruggere.. Ormai, forse, solo distruggere.

Perché non è giusto che la vita sia così cattiva. E perché proprio con me, e non con qualcun altro? Io che amavo così tanto vivere, io che fremevo dal desiderio di fare, io che avevo un sacco di sogni e ci credevo con forza..

E ora qui, ad incazzarmi ogni giorno con una malattia che di me se ne frega, e si nutre del mio corpo e non lascia più spazio a me e ai miei sogni.. ormai, c’è solo lei..

 

Ci sei anche tu, Paola.

Grazie.

E da quando ti ho incontrata, la mia vita ha un po’ più senso.

 


IV Giornata Nazionale del NASO ROSSO

21 maggio 2008

L’associazione Pagiassi organizza a Genova la IV Giornata Nazionale del NASO ROSSO.

Per bimbi, ma non solo!

 


Vola solo chi osa farlo

20 maggio 2008

gabbiano a bonifacio

“Vola solo chi osa farlo”

da: Luis Sepúlveda, La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare


Muere lentamente – Martha Medeiros

20 maggio 2008

il ponte sul sentiero delle corde fisse

Muere lentamente – Martha Medeiros

 

Muere lentamente quien se transforma en esclavo del hábito,

repitiendo todos los días los mismos trayectos,

quien no cambia de marca, no arriesga vestir un color nuevo y no le habla a quien no conoce.
Muere lentamente quien hace de la televisión su gurú.
Muere lentamente quien evita una pasión,

quien prefiere el negro sobre blanco y los puntos sobre las “íes” a un remolino de emociones,

justamente las que rescatan el brillo de los ojos,

sonrisas de los bostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.
Muere lentamente quien no voltea la mesa cuando está infeliz en el trabajo,

quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño,

quien no se permite por lo menos una vez en la vida,

huir de los consejos sensatos.
Muere lentamente quien no viaja,

quien no lee, quien no oye música,

quien no encuentra gracia en sí mismo.
Muere lentamente quien destruye su amor propio,

quien no se deja ayudar.
Muere lentamente, quien pasa los días quejándose de su mala suerte o de la lluvia incesante.
Muere lentamente, quien abandona un proyecto antes de iniciarlo,

no preguntando de un asunto que desconoce o no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.
Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando siempre que estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar.
Solamente la ardiente paciencia hará que conquistemos una espléndida felicidad.