AVS

6 agosto 2008

belle le quattro AVS a Cupo!

 

Ecco cosa scrivevo sul mio diario esattamente dieci anni fa, alla fine dell’Anno di Volontariato Sociale alla Caritas di Genova, dove tra le altre cose ho fatto servizio in un asilo nido per bimbi extracomunitari. Esperienza talmente intensa che in quel momento, davvero, mi pesava incredibilmente affrontarne la fine..

 

A voi AVS: Chiara, Lara e Sara. Vi voglio bene!

 

Cosa resta di quest’anno.. tanti, troppi ricordi.. canzoni, cartoline, occhi e sorrisi di bimbi, serate di comunità, pioggia nei vicoli, musica dal piano di sopra, il saluto dei negozianti sulla strada quotidiana, scale fatte in fretta, ninne-nanne cantate mille volte, il gusto dell’omogeneizzato ai 4 frutti, della pastina con il formaggino, qualche animaletto di stoffa o di gomma, nostalgia di un letto ormai adottato, di un disordine già mio, un ascensore rumoroso, catturatore di suoni, di voci, di sussurri.. L’odore del vicolo di fronte al droghiere, il colore dei mattoni della scalinata che porta al Monte, il tramonto sulla città di un lontano pomeriggio invernale, gocce di pioggia e uno scossone della terra in una casetta di legno, commozione di una vecchia al momento di partire, viaggi in treno interminabili, scomodi ma veri, dolore e silenzio al cimitero quando tu – Natalone – sei voluto salire su, notte insonne in un campo di papaveri – rosso, quant’era rosso!! – lì mi ha trovato il sonno, avvelenata dal loro colore – suono di qualcuno che bussa al vetro della mia casetta ambulante, alba in pigiama – dirsi addio non è mai stato tanto facile.. – giorni sereni, lenti eppure son fuggiti!, gocce di sudore in un caldo luglio senza mare e senza sonno, cena sul terrazzo – dolce far niente! – e poi via nell’avventura, notte – ma che dico notte – ora di sonno tra le tenebre di una panchina spagnola, tramonto notturno in fondo a una sabbia silenziosa, ore di sole ubriache di solitudine e poi ancora giorni felici – insieme! – con la casa sulle spalle, mille luoghi negli occhi, temporale in mezzo al mare e subito un bagno tra gli scogli, e quelle vie bianche come farina, case ammassate, scalinate infinite tra i muri stretti, il profumo dei limoni, le spine nelle mani – per il gusto dei fichi d’india! – e poi le foto insieme – sempre! – e le risate in quella Napoli così allegra e casinara… E poi le liti, sì anche quelle, le parole tristi, la rabbia di un momento “cuscì” – come solo a Cupo sanno dire – le lacrime in una stanza buia, la paura – sì la paura – del futuro.. Tutto questi ed altri mille attimi ancora restano infissi come spilli nei miei occhi – tutto questo non si cancella con un colpo di spugna, è come l’unto che torna subito a galla, non va più via.. E non servono le lacrime a cacciare la tristezza e non bastano le parole ed il tempo ad aiutare a partire..


À la recherche du temps perdu

9 luglio 2008

E’ strano quando è un rumore a risvegliare un ricordo.. non una melodia, non un profumo, un odore, non un’immagine.. proprio un RUMORE.

Ieri sera, per la prima volta dopo tanti anni, sono salita su una vecchia Cinquecento. Non era più successo, da quando il nonno aveva distrutto la sua in un incidente, e da quel momento, a quasi 90 anni, gli era toccato stracciare la sua patente perché insomma forse era meglio così..
E sentire il rumore tipico del motore della Cinquecento, proprio quello, l’avrei riconosciuto fra mille, mi ha riportato a lui.. E non a lui negli ultimi anni della sua vita, no – a lui tantissimi anni fa, quando mi veniva a prendere a scuola, mi portava a mangiare il gelato, mi scarrozzava in giro con la sua scatolina beige, di cui andava tanto fiero.
Ed è stato un po’ come essere di nuovo bambina, e soprattutto, essere di nuovo insieme a lui..

il nonno con le sue rigogliose piantagioni di pomodori e il suo immancabile cappello di paglia in testa..