Nessun luogo è lontano

5 ottobre 2008

Nessun luogo è lontano
di Richard Bach
Rae, cara! Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
La tua casa è distante mille miglia dalla mia, ed io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa. Non vedo l’ora d’essere da te!

Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì, che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa. Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta. E tuttavia – quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo – lui rimase perplesso. Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse: ” Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma men che mai capisco come mai tu ci vada, a questa festa” .

“Ma sicuro che ci vado, alla festa,” dissi io. ” Cos’ è che ti riesce tanto difficile da capire?” Lui non rispose niente, lì per lì, ma quando arrivammo alla casa del gufo, mi disse: ” Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già ?” .

” La piccola Rae sta crescendo, ed io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo,” dissi al gufo. Mi parve strano dire vado, è vero, dopo quanto mi aveva detto il colibrì, ma lo stesso mi espressi in quel modo, perché Gufo mi capisse. Lui pure restò zitto per un pezzo, seguitando a volare. Un silenzio tutt’ altro che ostile. Ma, quando mi ebbe condotto sano e salvo a casa dell’ aquila, così mi parlò: ” Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco perché  la chiami piccola, la tua amica” .

” Ma sicuro ch’ è piccola,” dissi, ” dal momento che non è ancora grande. Cos’ è che ti riesce tanto duro da capire?” Gufo allora mi guardò, coi suoi occhi profondi color ambra, mi sorrise e mi disse: ” Pensaci su” .

” La piccola Rae sta crescendo, ed io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo,” dissi all’ aquila. Mi faceva un pò specie, veramente, dire vado e dire piccola, dopo quanto mi avevano detto Colibrì e Gufo, ma lo stesso mi espressi in quel modo, affinché Aquila potesse capirmi. Insieme volammo al di sopra delle vette, a gara con i venti di montagna. Alla fine lei mi disse: ” Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco la parola compleanno” .

” Ma sicuro: compleanno,” dissi io. ” S’ intende festeggiare il giorno in cui ebbe inizio la vita di Rae, e prima del quale lei non c’ era. Cosa c’ è di tanto difficile da capire, in questo?” Aquila allora incurvò le ali e, dopo una picchiata ripidissima, atterrò con dolcezza su una roccia, nel deserto. ” Ci sarebbe stato un tempo anteriore alla nascita di Rae? Non pensi, piuttosto, che la vita di Rae sia cominciata prima ancora che il tempo esistesse?”

” La piccola Rae sta crescendo e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo.” Così dissi anche a Falco. Mi suonava un po’ strano tuttavia dire vado, dire piccola e compleanno, dopo quanto avevo udito da Colibrì, da Gufo e Aquila, tuttavia così mi espressi perché Falco mi capisse. Sorvolammo veloci il deserto, e alla fine lui mi disse: ” Sai, capisco ben poco di ciò che mi dici, ma meno di tutto mi spiego quel tuo sta crescendo” .

” Ma sicuro che Rae sta crescendo,” dissi io. ” Adesso è più vicina all’ età adulta, e un anno più lontana dall’ infanzia. Cosa c’ è di tanto arduo da capire, quanto a questo?” Falco alfine atterrò su una spiaggia solitaria. ” Un anno più lontana dall’ infanzia? Non mi sembra che questo sia crescere!” Si sollevò di nuovo in volo e, di lì a poco, scomparve.

Il gabbiano, lo so, era molto saggio. Volando insieme a lui, riflettei bene prima di parlare e scelsi con cura le parole, di modo che capisse che qualcosa pur avevo imparato. “Gabbiano,” gli dissi alla fine, ” perché mi porti in volo da Rae, quando sai che in realtà io già sono con lei?”

Di là dal mare, di là dai monti, finalmente il gabbiano calò e si posò sopra il tetto di casa tua. ” Perché l’importante,” mi disse, ” è che tu sappia la verità . Finché non la sai – finché non capisci veramente – puoi soltanto afferrarne qualche stralcio, o brandello, e non senza un aiuto dall’ esterno: da macchine, uomini, uccelli. Ma ricordati,” disse, ” che l’ essere ignota non impedisce alla verità d’ essere vera.” Ciò detto, disparve.

E’ venuto il momento di aprire il regalo. I regali di latta e lustrini si sciupano subito, e via. Io invece ho un regalo migliore, per te.
E’ un anello, da metterti al dito. E brilla d’ una luce tutta sua. Nessuno può portartelo via; non può essere
distrutto. Tu sei l’ unica al mondo che riesca a vedere l’ anello che io oggi ti dono, come io ero l’ unico in grado di vederlo quand’ era mio.

Questo anello ti dà  un nuovo potere. Messo al dito, potrai levarti in volo con tutti gli uccelli dell’ aria – vedere attraverso i loro occhi dorati – palpare il vento che sfiora le loro vellutate piume – e potrai quindi conoscere la gioia di sollevarti lassù, in alto, al di sopra del mondo e di tutte le sue pene. Potrai restarci quanto ti parrà , su nel cielo, ad di là della notte, e oltre l’ alba. E quando avrai voglia di tornar giù di nuovo, vedrai, tutte le tue domande avranno risposta e tutte le tue ansie si saranno dileguate.

Al pari d’ ogni cosa che non può toccarsi con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si fa più potente via via che lo usi. Dapprincipio lo impiegherai solo quando sei fuori di casa, all’ aperto, guardando l’ uccello insieme al quale voli. Ma poi, più in là, se l’ adopri ben bene, funzionerà  anche con quegli uccelli che non vedi; finché t’ accorgerai che non t’ occorre né l’ anello né l’ uccello per volare al di sopra delle nubi, nel sereno. E quando arriverà per te quel giorno, tu dovrai a tua volta donare il tuo dono a qualcuno che sai ne farà buon uso; costui potrà apprendere, allora, che le uniche cose che contano son quelle fatte di verità e di gioia, e non di latta e lustrini.

Rae, questo è l’ ultimo anniversario che festeggio con te in modo speciale. Dai nostri amici uccelli ho imparato quanto segue.

Non posso venire da te, perché già ti sono accanto. Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita – come tutti facciamo – per il gusto di vivere.

Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai. Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d’ avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle.
Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.

 Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’ unica festa che non può mai finire.

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Leggi della vita

10 settembre 2008

“Reagisci sensatamente.
Se sei in un buco, smetti di scavare.”

 Prima legge dello scavo

 Duecentouno buoni motivi per non suicidarsi

Sulla mia scrivania in ufficio c’è un libro: “201 buoni motivi per non suicidarsi”. Non che ne abbia DAVVERO bisogno 😉

Ma ogni tanto, nei momenti difficili, lo apro a caso e ne pesco uno. E solitamente, mi fa sorridere. Questa frase mi sembra che abbia senso sempre e comunque. Certe volte, qualunque sia il problema, vogliamo proprio lasciarci sotterrare, e consapevoli di farlo! Meglio reagire sensatamente! 😀


Il colore del grano

15 giugno 2008

“La volpe ritornò alla sua idea: Se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano… ”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino… ”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
“Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro,dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore.” (…)
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.
“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi… ”
“È vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
“È certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore …del grano”.


Felicità

10 giugno 2008

Passammo tutto il tempo a contare quanto poteva fare in dollari tutto quello che avevamo rotto. E più il conto saliva, più ridevamo. E se io ci ripenso, mi sembra che era quella cosa lì, essere felici.

O una cosa del genere.

Alessandro Baricco, Novecento. Un monologo


Il piccolo principe

9 giugno 2008

Ho sempre amato il deserto. Non si vede niente. Non si sente niente. E tuttavia, qualcosa risplende nel silenzio. Ciò che rende bello il deserto, disse il piccolo principe, è che da qualche parte nasconde un pozzo.

J’ai toujours aimé le désert.
On s’assoit sur une dune de sable.
On ne voit rien.
On n’entend rien.
Et cependant quelque chose rayonne en silence…
“Ce qui embellit le désert” dit le petit prince
“c’est qu’il cache un puits quelque part…”.

Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo principe”


Le città e il desiderio

3 giugno 2008


In due modi si raggiunge Despina: per nave o per cammello.
La città si presenta differente a chi viene da terra e a chi dal mare.
Il cammelliere che vede spuntare all’orizzonte dell’altipiano i pinnacoli dei grattacieli, le antenne radar, sbattere le maniche a vento bianche e rosse, buttare fumo i fumaioli, pensa a una nave, sa che è una città ma la pensa come un bastimento che lo porti via dal deserto, un veliero che stia per salpare, col vento che già gonfia le vele non ancora slegate, o un vapore con la caldaia che vibra nella carena di ferro, e pensa a tutti i porti, alle merci d’oltremare che le gru scaricano sui moli, alle osterie dove equipaggi di diversa bandiera si rompono bottiglie sulla testa, alle finestre illuminate a pian terreno, ognuna con una donna che si pettina.
Nella foschia della costa il marinaio distingue la forma d’una gobba di cammello, d’una sella ricamata di frange luccicanti tra due gobbe chiazzate che avanzano dondolando, sa che è una città ma la pensa come un cammello dal cui busto pendono otri e bisacce di frutta candita, vino di datteri, foglie di tabacco, e già si vede in testa a una lunga carovana che o porta via dal deserto del mare, verso oasi d’acqua dolce all’ombra seghettata delle palme, verso palazzi dalle spesse mura di calce, dai cortili di piastrelle su cui ballano scalze le danzatrici, e muovono le braccia un po’ del velo e un po’ fuori dal velo.
Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e così il cammelliere e il marinaio vedono Despina, città di confine tra due deserti.


Italo Calvino, Le città invisibili


Ti prendo e ti porto via

30 maggio 2008


Preparati perchè quando passo da Bologna
ti prendo e ti porto via.

Niccolò Ammaniti, “Ti prendo e ti porto via”