Grazie!

1 dicembre 2008

A proposito della cena di beneficenza per il Guatemala di sabato, vorrei ringraziare tantissimo tutti i presenti: è stata una giornata faticosa, e forse del cibo ci si è dovuti un pò accontentare, ma per me, e credo per molti altri, è stata una serata speciale: una bella soddisfazione vedere così tanta gente (eravamo più di 80!!) venuta lì magari per farci un favore, ma forse anche perchè un pò ci crede, in noi e in quello che facciamo, e nel fatto che a volte basti veramente poco sforzo per fare scelte forse un pò controcorrente ma consapevoli, responsabili, solidali.
Abbiamo raccolto circa 1.500 Euro, al netto delle spese.
Questi soldi serviranno a finanziare le spese per la gestione della scuola della Missione di Santa Rosa, in Guatemala, gestita da una suora genovese, Celina Olivieri.
Grazie a voi, quindi: a chi ha aiutato, a chi ha mangiato, a chi, semplicemente, C’ERA.

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Guatemala Nunca más

28 novembre 2008

Post un pò lungo, ma a proposito della cena di beneficenza per il Guatemala che stiamo organizzando per domani sera, visto che anni fa ci sono stata e da quel viaggio è nata l’idea della mia tesi, in cui si parla delle violazioni dei diritti umani in questo paese durante i 36 anni di repressione, sono andata a recuperarla e ve ne riporto un pezzetto..

“Con lo scoppio del conflitto armato nel 1962 per il Guatemala iniziò una fase particolarmente tragica e devastante della sua storia, una fase di sofferenza e di perdite enormi in termini di vite umane, ma anche perdite materiali, istituzionali e morali. Per 36 anni il paese visse un periodo segnato dalla repressione politica, sociale e militare, devastato dai sequestri, dalle sparizioni, dalle torture, dalla violenza come sistema di governo, dallo sterminio della popolazione civile ad opera di un esercito addestrato negli Stati Uniti alle più sofisticate tecniche di repressione.
Poi la crescente pressione internazionale portò, nel 1990, alla firma del Primo Accordo che stabiliva le basi per i negoziati di pace tra il governo e l’URNG (Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca). Il conflitto interno lasciava dietro di sé oltre cinquantamila vittime, di cui il 90% civili non combattenti uccisi dall’Esercito ufficiale al fine di eliminare ogni traccia di opposizione organizzata e ridurre al silenzio soprattutto le comunità indigene, che costituiscono i due terzi della popolazione guatemalteca, e sono costretti a vivere in una situazione di costante emarginazione, spoliazione di beni materiali, terra e cultura, e di oppressione da parte del sistema politico ed economico.
Nel lungo periodo di negoziati tra le parti, il tema del chiarimento storico risultò essere uno dei più problematici e discussi.
Uno degli accordi principali in questa direzione venne firmato ad Oslo il 23 giugno 1994. I negoziatori gli diedero un nome lunghissimo: Acuerdo sobre el Establecimiento de la Comisión para el Esclarecimiento Histórico de las Violaciones los Derechos Humanos y los Hechos de Violencia que han causado Sufrimiento a la Población Guatemalteca (Accordo sulla costituzione della Commissione per il chiarimento storico delle violazioni dei diritti umani e dei fatti di violenza che hanno causato sofferenza alla popolazione guatemalteca).
Nello spirito di tale accordo era contemplato il chiarimento della verità su quanto era accaduto in Guatemala durante gli anni della guerriglia, e la misura e l’intensità della responsabilità delle diverse parti del conflitto. Venne quindi creata la CEH (Comisión para el Esclarecimiento Histórico) che avrebbe avuto il compito non di giudicare, ma di gettar luce in modo il più possibile obiettivo ed imparziale sulle violazioni dei diritti umani commesse in Guatemala durante i tre decenni del conflitto armato.
Questo passo fu considerato un’opportunità per la popolazione di conoscere la realtà della propria storia, ma tuttavia in quel momento venne vissuto come un impegno molto arduo e di difficile realizzazione per diversi motivi, tra i quali la poca disponibilità di tempo concessa alla commissione (sei mesi), e le condizioni di divisione e distruzione della società, all’interno della quale erano ancora presenti troppi abissi politici, ideologici, linguistici, culturali, che convivevano con un profondo sentimento di paura e terrore, che costringeva le comunità a continuare a vivere nel silenzio. Inoltre l’Accordo aveva fissato dei limiti non indifferenti: non sarebbero state indicate responsabilità individuali, e il rapporto non avrebbe avuto effetti giudiziari.
I presupposti non erano quindi i migliori per alimentare le speranze che la Commissione sarebbe riuscita a smuovere il muro d’impunità e a fare chiarezza su quanto era accaduto durante i 36 anni del conflitto armato, costringendo i colpevoli ad ammettere le proprie responsabilità.
All’interno dell’Ufficio per i Diritti Umani di Città del Guatemala (ODHAG) quindi, alcuni dirigenti cominciarono a pensare che fosse necessario dare un contributo al lavoro della Commissione mettendo a disposizione i propri archivi e preparando degli studi sulla violenza politica.
Il coordinatore dell’Ufficio, il vescovo Juan Gerardi Conedera, avanzò la proposta di anticipare addirittura il lavoro della Commissione, e nel giro di poco tempo presentò la bozza del progetto di un lavoro della Chiesa per documentare gli episodi della guerra che venne presentato alla CEG (Conferencia Episcopal de Guatemala). La conferenza dei vescovi accettò e nei mesi che seguirono iniziarono i preparativi per la realizzazione del progetto, che venne chiamato REMHI, Recuperación de la Memoria Histórica (Recupero della Memoria Storica).
Lo scopo di questo lavoro era quello di arrivare a conoscere in profondità la sofferenza delle comunità, creando così un rapporto di confidenza tra gli operatori della Chiesa e le singole persone colpite dalla violenza, contribuendo alla costruzione di una piattaforma per facilitare il lavoro di indagini della futura Commissione per la Verità. Il REMHI raggiunse risultati insperati nel processo di riconciliazione e di recupero della memoria, rivelandosi un prezioso strumento per la ricostruzione del tessuto sociale disintegrato dai lunghi anni di violenza.
Dalle testimonianze raccolte emerse non solo la sofferenza per la morte o la sparizione di una persona cara, ma soprattutto il dolore di non sapere in che modo essa fosse stata uccisa e che fine avesse fatto il suo corpo; dover accettare questa sofferenza senza potersi opporre aveva logorato gli animi e offeso la loro dignità di esseri umani. Recuperare la memoria dei propri morti significava quindi rappacificarsi con il passato, poter affrontare il presente senza tormento e poter guardare al futuro con speranza.
Parlare si rivelò quindi un modo per cominciare a risanare le ferite. Condividere il dolore era una forma di dare e ricevere solidarietà e comprensione, una possibilità di sfogo per le vittime, ma lo fu anche per alcuni persecutori, che manifestarono il desiderio di prendere parte alla raccolta di testimonianze per liberarsi dai rimorsi di coscienza, pentirsi, essere perdonati.
Il lavoro del progetto REMHI andò quindi molto oltre le aspettative, raccogliendo migliaia di testimonianze che non fu possibile inserire per intero nel Rapporto, ma che costituirono indubbiamente un fondamentale punto di partenza per il recupero della dignità delle vittime e allo stesso tempo un importante strumento per contribuire a portare a galla la verità su quello che avvenne in Guatemala durante gli anni di repressione e di violenza”.

La promesa es que el lenguaje ha reconocido,

ha dado cobijo,

a la experiencia que lo necesitaba,

que lo pedía a gritos.

 

John Berger  


Cena di beneficenza per il Guatemala

18 novembre 2008

cena Guatemala
Una decina d’anni fa sono stata in Guatemala insieme ad un gruppo di genovesi, in occasione della commemorazione dell’assassinio di Monsignor Juan Gerardi Conedera, vescovo ausiliare di Città del Guatemala, assassinato il 26 aprile 1998, due giorni dopo aver presentato pubblicamente il Rapporto “Guatemala: Nunca Mas”. In questo rapporto venivano documentate e denunciate oltre 55.000 violazioni dei diritti umani verificatesi nei confronti della popolazione civile durante il conflitto interno che per 36 anni ha sconvolto il paese.
Durante il viaggio abbiamo visitato anche la missione del Cenacolo Domenicano di Chapas – Santa Rosa, dove abbiamo incontrato Suor Celina, missionaria genovese da diversi anni in Guatemala.
Da allora, colpiti dalla realtà di questo paese, abbiamo pensato di provare a sostenere economicamente le attività della missione, in particolare cercando di coprire le spese per mandare avanti la scuola, dove moltissimi ragazzini dei villaggi sperduti nella zona di Santa Rosa riescono a portare avanti gli studi nonostante le disagiate condizioni economiche delle loro famiglie.
Per questo organizziamo un paio di volte l’anno una cena di beneficenza per raccogliere fondi da spedire alla missione.

Vi aspettiamo numerosi!

Toda persona tiene derecho a la educación. La educación debe ser gratuita, al menos en lo concerniente a la instrucción elemental y fundamental. La instrucción elemental será obligatoria. La instrucción técnica y profesional habrá de ser generalizada; el acceso a los estudios superiores será igual para todos, en función de los méritos respectivos.”

Artículo 26 de la Declaración universal de los Derechos Humanos.