Trent’anni

la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo

L’ho letto qui un pò di tempo fa, mi è piaciuto, e ora ho deciso di pubblicarlo. Lo dedico alla mia amica Sara che oggi compie trent’anni. Ma lo dedico anche a me, e a tutti i ’78ini neo-o-quasi-trentenni. Perchè forse comincio a sentirmici davvero, così.
E tutto sommato, non mi dispiace..

Perché io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!

Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.

Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più.

Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti.

E meditare sulla nostra fortuna.

Oriana Fallaci, “Se il sole muore”

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4 Responses to Trent’anni

  1. Rocha ha detto:

    Pur non amando particolarmente l’autrice (nelle polemiche di qualche anno fa tra lei e Terzani stavo nettamente dalla parte di Tiziano), devo ammettere che quanto scritto è molto bello e soprattutto vero. Il sottoscritto, purtroppo o per fortuna, tra qualche giorno di anni ne avrà dieci in più di trenta e la cosa fa numericamente un brutto effetto…però ti garantisco che in questa fase che si trova più o meno nel “nel mezzo del cammin di nostra vita” i concetti sopra riportati appaiono ancor più rafforzati. Se poi questo sia un bene o un male non te lo so dire.

  2. giuseppe ha detto:

    anch’io, ora che ci penso, avevo trent’anni…ma non me ne rendevo conto .
    “Perchè per essere felici bisogna non saperlo” (Pessoa)

  3. dani ha detto:

    Io tutto sommato credo sia un bene.. e comunque, bella la frase di Pessoa, a volte capita, è vero. Ma ultimamente mi capita spesso di accorgermene, di essere felice. Ed assaporare la felicità del momento presente, sedermi lì e “guardare indietro e avanti” senza desiderare di essere altrove è una sensazione nuova, avvolgente, inebriante..

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